La rigenerazione del waterfront catanese nasce come un atto di riappropriazione e di amore verso un borgo marinaro rimasto a lungo isolato. Il fulcro generatore del progetto risiede in un gesto simbolico: liberare Ognina dalle cicatrici del passato, sollevando il peso delle vecchie barriere per svelare nuovamente il rapporto diretto tra la piazza della chiesa e il suo porticciolo. Il tessuto storico viene così ricucito attraverso una chiara trama narrativa, ridefinendo il vuoto non più come scarto, ma come luogo d’incontro. L’intervento restituisce al borgo la sua anima più autentica, trasformando un’infrastruttura di separazione in uno spazio pubblico restituito ai cittadini.
Si sviluppa a partire da una profonda radice identitaria, traducendo la pietra naturale e la storia del luogo in una potente metafora territoriale. Il disegno del suolo viene concepito come un magma architettonico: una colata lavica fluida che scorre dalla città verso lo Ionio, arrestandosi in forme organiche e sinuose prima di toccare l’acqua. Lungo questo flusso, frammenti geometrici e piccoli landmark evocano una costellazione di “lapilli”, elementi che scandiscono lo spazio e invitano alla sosta. L’architettura rinuncia alla rigidità per farsi materia viva.
Concepito con pochi gesti lineari e consapevoli, l’intervento ridisegna il lungomare trasformandolo in un grande vassoio d’interazione sospeso tra la dimensione urbana e la scala geografica. Il progetto asseconda i diversi gradi di intensità della costa: parte dalla massa vegetale e spontanea della natura che riprende i suoi spazi, per poi riaddensarsi delicatamente attorno al nucleo storico del borgo e ai suoi ritmi marinari.
Il nuovo waterfront si configura come un piano elettivo di mediazione con il paesaggio, la topografia si adatta alle geometrie dell’orizzonte e offre un punto di vista privilegiato sulla bellezza del mare.
Si sviluppa a partire da una profonda radice identitaria, traducendo la pietra naturale e la storia del luogo in una potente metafora territoriale. Il disegno del suolo viene concepito come un magma architettonico: una colata lavica fluida che scorre dalla città verso lo Ionio, arrestandosi in forme organiche e sinuose prima di toccare l’acqua. Lungo questo flusso, frammenti geometrici e piccoli landmark evocano una costellazione di “lapilli”, elementi che scandiscono lo spazio e invitano alla sosta. L’architettura rinuncia alla rigidità per farsi materia viva.