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Giugno 2116. Mi sono svegliato e la casa è invasa da un profumo nuovo: in cucina le piante di lavanda sono fiorite e il colore viola domina su tutto. Ora, accanto al rosmarino e alla salvia c’è anche un piccolo pezzo di Provenza. Come il ben 85% della popolazione mondiale viviamo in una metropoli, ma con la coltura idroponica abbiamo tutti il nostro piccolo orto in casa. La chiamano “agricoltura domestica”: non sostituisce le campagne o i gruppi di acquisto, ma serve alle piccole necessità quotidiane della famiglia. E poi i bambini si divertono come matti a cogliere la verdura, cucinarla e mangiarla subito: i pranzi e le cene sono diventati momenti di grande divertimento, un nuovo “rito” al quale tutti partecipano.

La nostra casa è una serra energeticamente autosufficiente ed ecologicamente ad impatto zero. Con la coltivazione idroponica basta un pò d’acqua e tanto sole…finalmente nelle case è stata riportata la natura con i suoi cicli stagionali, i suoi colori e i suoi profumi.


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Il progetto del Macrolotto Zero, una storica area industriale ai margini delle antiche mura di Prato, diventa l’occasione per sperimentare nuove possibilità di interveto attraverso processi di rigenerazione del tessuto urbano esistente. Il progetto dell’esistente, una trasformazione che passa attraverso una crisi dell’esistente stesso…la trasformazione allora, diventa il progetto di una crisi!

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Dove il culto del patrimonio è forte e radicato, una fabbrica dismessa, quand’anche ritenuta brutta, è un monumento. La si può adattare a qualsiasi altro uso ma non la si deve demolire, pena la cancellazione della traccia mnemonica. Ed ecco la brillante invenzione dell’architetto…MDU architetti avvolgono l’ex-fabbrica dismessa in una cortina semitrasparente. Ne risulta una perfetta messa in scena della memoria. Il ricordo è una sfocatura, una trasfigurazione. Il ricordo crea il passato a cui rinvia e il passato di se stesso.

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I rifugi sono il progetto di una misurazione mentale e fisica dove corpo e mente si uniscono e si intrecciano. Un viaggio che attraversa luoghi diversi tra occidente e oriente dove la solitudine viene contaminata dai luoghi stessi determinando una condizione differenziale percepibile e misurabile.

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Il fiume è il segno ordinatore a posteriori, un’origine che giunge solo alla fine, solo dopo e per questo capace di cambiare tutto. Adesso, grazie a questa operazione di archeologia del futuro, la città si modificherà rispetto ad esso.

Il fiume è l’originario atto di fondazione mancante.

Il fiume incide il paesaggio come l’aratro smuove la terra per dare vita alla nuova vita.

Il fiume…flusso bianco, astratto, lente anse.

Il fiume…generatore di collisioni tra le diverse identità di questo paesaggio.

Il fiume…segno perpetuo che modifica.

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Il secondo Master-Lab Architettura|Ambiente è programmato su una Faculty che include molti tra i più interessanti e innovativi progettisti italiani. I temi del Master saranno sviluppati mediante un sistematico lavoro progettuale con organizzazione dei partecipanti individuale o in piccoli gruppi, come un superstudio-laboratorio. In 5 mesi di attività si realizzeranno almeno 3 progetti.

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LAC Brescia si pone come principale obiettivo l’organizzazione e la promozione di una serie di attività che valorizzino quelle esperienze dell’architettura contemporanea conosciute per la loro qualità, con il fine di coglierne gli elementi costitutivi per poi promuoverli attraverso la loro diffusione.

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Quattro ricette urbane che si interrogano sul rapporto tra pubblico e privato nella definizione architettonica di uno spazio urbano. Perchè uno spazio urbano si deve sempre intendere come spazio di pertinenza solo pubblica? Non è forse vero che il privato, attraverso i propri interventi modifica e spesso compromette in maniera irreversibile la qualità di uno spazio urbano pubblico? E allora dove finisce il pubblico e inizia il privato? Dove e come il privato può migliorare la qualità dello spazio pubblico? Dove e come lo spazio pubblico può aiutare e migliorare la qualità di vita delle singole persone, del privato? Le ricette esplorano le diverse soluzioni possibili attraverso la definizione di altrettanti temi: i salotti urbani, le superfetazioni, le protesi urbane e i ruderi urbani.

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Le architetture onomatopeiche misurano la distanza-identificazione tra uomo e architettura. Una forzatura dell’atto creativo…un cortocircuito che genera “mostri poetici” come nelle coraggiose esperienze del dott. Frankenstein: ma “potrebbe andare peggio: potrebbe piovere!”.

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Le visioni nel chianti sono una rete di leggerissimi interventi sul territorio che individuano possibili nuove esperienze nel meraviglioso mondo delle vigne toscane…
Una rete di leggerissimi interventi sul territorio individua possibili nuove esperienze nel meraviglioso mondo delle vigne.

La cappella gentilizia è fatta dello stesso materiale della vigna e costituisce un luogo singolare di mediazione che spicca dalla superficie verde. La cappella nasce dalla conformazione dei filari di vite, il materiale di cui è fatta è il legno, il ferro e la vite.

La nuova piazza di Panzano, piazza panoramica, è come un molo che si proietta nel paesaggio sinuoso delle vigne e dei poderi, è fatta di legno e acciaio; è quindi: modificabile, reversibile e riciclabile.

I tappeti sono luoghi dove sostare e godere del paesaggio delle vigne, i tappeti sono una morbida superficie fatta con pali di legno infissi nel terreno.

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